Perda Fitta

Comune: Serramanna

Tipologia: Menhir

Cronologia: Neolitico

Caratteristiche:

Riconducibile al Neolitico recente (Cultura di Ozieri: databile tra il 3300 e il 2480 A.C.), il menhir Perda Fitta (pietra infissa nel terreno) raffigura, con forme solo abbozzate, la Dea Madre, simbolo e portatrice di fertilità, fecondità ed abbondanza.

Si tratta di un monolite granitico dalla forma arrotondata di m. 1,45 di altezza e con una circonferenza alla base di m. 3,20. Di grande rilevanza è la presenza di 10 coppelle, atte a simboleggiare le mammelle della Dea, in rilievo negativo (ovvero rappresentate con incavi).

La faccia principale, che presenta nella sua sommità una raffigurazione di occhi e bocca appena abbozzata, è rivolta verso est, caratteristica comune nella maggior parte dei menhir sardi ed europei, presumibilmente per motivazioni inerenti al culto.

L'orientamento verso il levare del sole non è l'unica caratteristica che accomuna il menhir Perda Fitta con altri menhir sardi: per ciò che concerne il simbolismo delle coppelle multiple si possono citare "Su furconi de Luxia Arrabiosa" di Pompu e "Genna Prunas" di Guspini; per quel che riguarda la forma indefinita del volto della Dea può essere indicato il menhir di "Corte Semmùcu" di Guspini.

Altre analogie, ben più affascinanti poiché assai lontane geograficamente, possono essere osservate con i menhir scoperti a Filitosa-Sollacaro in Corsica, l'hagar el-mansub (la pietra verticale) di El-mrerat in Palestina e il menhir ritrovato in prossimità del dolmen di Puig-ses-Forques di Gerona (Spagna).

I menhir ed il velo surreale dell'invisibile

I menhir, come scrive il professor Giovanni Lilliu nella sua opera "La civiltà dei sardi", possono essere considerati come un tentativo, di grande rilevanza antropologica, di mettere in comunicazione l'essere umano e la divinità attraverso una rappresentazione di tipo artistico-religiosa. Lo studioso rileva infatti "un massiccio simbolismo", attraverso cui "si coglie una sorta di simulazione antropomorfa, velo surreale dell'invisibile".

Ciò è dimostrato dalla stessa posizione eretta delle pietre, assottigliate nell'estremità superiore, indicante il proposito di creare un raccordo tra l'elemento terra, il mondo degli uomini, e l'elemento cielo, il divino.

In quest'ottica, lo stile tutt'altro che realista dei menhir indica di conseguenza uno sforzo consapevolmente intellettuale ed artisticamente raffinato di rappresentare il metafisico, ciò che risiede dunque oltre l'esistenza umana e, in qualche modo, ne è insieme la negazione, il presupposto e la giustificazione.

Il numero e la concavità delle mammelle, la scarsa definizione dei lineamenti, l'assenza di qualsiasi tentativo di "umanizzare" in modo preciso la pietra infissa sono tutti elementi che concettualmente costituiscono un tentativo di "oltrepassare" la realtà, cercando di rappresentare ciò che sta aldilà di essa.

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